Santa Cristina Martire a Bolsena ( III secolo )     © By Ugo Russo

                                                                                   24 luglio

Le varie versioni della «Passio» di Cristina sono discordanti. Quelle greche la dicono originaria di Tiro, le latine di Bolsena. A suffragare questa seconda ipotesi sta il fatto che nella Cittadina laziale di Bolsena , fin dal IV secolo si è sviluppato un cimitero sotterraneo intorno al sepolcro di una martire Cristina. Il racconto della «Passio» è considerato favoloso e
narra di una undicenne che il padre fece rinchiudere in una torre con dodici ancelle per preservarne la bellezza. In realtà questa misura venne adottata dal genitore, di nome Urbano, ufficiale dell’imperatore, per costringere la figlia ad abiurare la fede che aveva abbracciato: il Cristianesimo. Alla morte del padre, che già aveva fatto più volte torturare la figlia, pur
di farla ritornare agli antichi culti, le Autorità si accanirono ancora di più su di lei, mettendola a morte. (Avvenire).
 

Patronato: Mugnai, Arcieri, Marinai, bambini.
Etimologia: Cristina = seguace di Cristo
Emblema: Palma, Ruota

Martirologio Romano: A Bolsena nel Lazio, Santa Cristina, vergine e martire.

 

La Chiesa Ortodossa la chiama " Megalomartire ", cioè la Grande Martire. I Sinassari riportano che abbia subito il martirio a Tiro, nella Fenicia, sotto l'imperatore Settimio Severo intorno all'anno 210.  " Si racconta che fosse la figlia di Urbano, il Governatore di Tiro, che, per renderla sacerdotessa pagana, in tenera età la rinchiuse in una torre all'interno della quale erano poste
le statue di molti idoli d'oro e altri materiali preziosi che la figlia avrebbe dovuto incensare. Ma nella sua solitudine, Cristina cominciò a chiedersi chi avesse creato questo mondo meraviglioso
e, dalla sua stanza, guardando le stelle del cielo il suo pensiero incontrò il Creatore. Presto si convinse che gli idoli senza voce e inanimati non avevano creato nulla, dal momento che essi stessi erano stati costruiti da mani umane e con decisione afferrò le statue rovinandole a terra e distribuendo i pezzi alla povera gente che passava vicino alla sua dimora.
Un Angelo la istruì sulla vera fede in Cristo che lei accettò senza remore. Il padre facendole visita scoprì che gli idoli non c'erano più e chiese lumi alla figlia che restò muta e allora si rivolse ai servi che gli raccontarono l'accaduto. La furia del padre e il desiderio di farle cambiare idea non valsero a nulla, perché Cristina rimase fedele alla sua professione di fede cristiana. Il suo martirio avvenne quando fu sottoposta ad atroci torture ". Le Passiones  greche sostengono che Cristina, il cui nome latino significa “consacrata a Cristo”, fosse nata a Tiro in Fenicia, ma si tratta di un errore dovuto al fatto che la prima Passio fu redatta in Egitto e che per indicare la terra degli Etruschi chiamati Tirreni dai Greci, si usava l’abbreviazione ‘Tyr’ interpretata erroneamente come Tiro, Città della Fenicia, l'attuale Libano.
Nella Liturgia bizantina se ne fa memoria nel Tono 4 dell' Apolytikion: "
La tua agnella, o Gesu, grida a gran voce: Te, mio Sposo, io desidero,e per cercare te combatto, sono con te crocifissa e con te sepolta nel tuo battesimo; soffro con te, per poter regnare con te, e muoio per te, per vivere in te: accogli dunque come sacrificio senza macchia colei che, piena di desiderio, e stata immolata per te. Per la sua intercessione, tu che sei misericordioso, salva le anime nostre ". E' citata nei Martirologi di Adone( 875 ), Beda ( VII sec. ) [ Tyro quae est circa lacum Vulsinium Natale S. Christinae Virginis ] , Usuardo, Gallicano [Translatio Sanctae Christinae V. e M. cuius palma qiam Tyri in Tuscia retulit insigni admodum agone Quarto Idibus Maii ( quo die triumphum egit ) ab Ecclesia onoratur ] Geronimiano, e confermata dalla LegendaAurea di Jacopo da Varazze ( 1228-1298 )
 

Il Martirologio Romano riporta: " Tyri in Tuscia apud lacum Vulsinium Sanctæ Christinae virginis & martyris quæ in Christum credens cum patris idola aurea & argentea comminuisset ac pauperibus erogasset ejus jussu verberibus dilaniata aliisque suppliciis durissime cruciata & cum magno saxi pondere in lacum projecta sed ab Angelo liberata deinde sub alio judice patris sui successore acerbiora torrnenta constanter perferens novissime a Juliano Præside post fornacem ardentem ubi quinque diebus illæsa permansit post serpentes Christi virtute superatos abscissione linguæ & sagittarum infixione martyrii sui cursum complevit"  cioè:

A Tiro nella Tuscia, presso il lago di Bolsena, Santa Cristina vergine e martire che credendo in Cristo per suo ordine fu dilaniata dalle verghe, torturata duramente con altri supplizi e con il peso di un grande masso fu gettata nel lago, ma liberata dall'Angelo, poi sotto un altro giudice, successore del padre, che le diede più atroci tormenti; finalmente dal giudice Giuliano dopo la fornace ardente ove per cinque giorni rimase illesa, dopo aver superato con la virtù di Cristo i serpenti, con lo strappo della lingua e l' infissione delle saette completò il corso del suo martirio ".
 


Il giorno della sua nascita per il cielo fu il 24 luglio di un anno tra il 303 e il 309.

 

 

 Le Passiones                       I testi della Passio di questa Martire sono elencati nella Bibliotheca Agiografica Latina ( nn.1748-1759 ) e da Luigi Boglino in Palermo e Santa Cristina Palermo, 1881.
Vi sono moltissime redazioni di epoche diverse. Il testo più antico, ad oggi conosciuto, risale alla prima metà' del V secolo ed è contenuto in un papiro proveniente da Oxjrhynchos, in Egitto, e pubblicato nel 1911. Purtroppo questo importante testo è giunto a noi mutilo ma il frammento è tradotto perfettamente, quindi totalmente ricostruibile, negli Atti latini della Martire, in particolare nel cosiddetto Codice Farfense 29, risalente al IX secolo. Il suo contenuto è molto fantasioso, ricco di leggende
di scarso valore storico. Vi sono state copiati elementi delle Passioni delle Sante Barbara, Agata e Teodosia. La Martire, però, è reale. Ancora oggi varie testimonianze rendono certa l'esistenza storica della martire Cristina, facendo luce su quanto i secoli avevano sedimentato di leggendario e di poetico su questa complessa e affascinante figura . La narrazione della passione di Cristina si moltiplicò in centinaia di redazioni, sia in lingua greca che latina, ed ebbe una grande fortuna letteraria, tanto da influenzare altre celebri passioni, come quelle di Barbara, Caterina, Palazia, Laurenzia e Filomena.
Bisogna sottolineare che i contenuti leggendari non valgono tanto per asserire una verità storica, quando per comprendere un messaggio e una testimonianza che in tali racconti si esprime, si esemplifica e si perpetua. Vi sono confluite, al fine di pia edificazione, un'infinità di aggiunte che tendono a generare commozione contrapponendo alla fragilità di una bella fanciulla dodicenne una serie di orripilanti e crudelissime torture; i temi sono ripresi sia dal materiale tipico dei martiri cristiani, come dall'Antico Testamento, dalla storia e dalla mitologia. Il culto e gli Atti sono diffusi in Oriente ed in Occidente, adattandosi alle circostanze e tradizioni locali.
   Il Sepolcro








 
                
Fu sepolta dalla comunità Cristiana nel loro cimitero, la Catacomba fuori dalla Città, ove si sviluppò una prima memoria monumentale. Sul finire del IV secolo, una Basilica sorse nei pressi dell'area cimiteriale. La Grotta di Santa Cristina è scavata nella roccia, una parte delle catacombe sarebbe stata un tempo dedicata ad Apollo: è la parte più antica del complesso della Basilica. Della sua esistenza si ha conferma nel sec. IV d.C. dalla lapide ritrovata accanto alla tomba della Santa. Nel 1880, una fortunata campagna di scavi archeologici nella Basilica di Bolsena, alla quale parteciparono eminenti studiosi come Enrico Stevenson, Giovanni Battista de' Rossi e Adolfo Cozza, riportò alla luce una notevole necropoli paleocristiana, il primitivo luogo di sepoltura della Martire,parte delle sue reliquie rimaste all'interno del sarcofago violato
e tutta una serie di importanti testimonianze monumentali che ci documentano la frequentazione a scopo cultuale di quel luogo dal IV al X secolo
Il sarcofago era rotto nella sua faccia posteriore per frattura violenta: al suo interno vi era in grande sarcofago di basalto, con una piccola urna di marmo bianco del X secolo che conteneva delle ossa di una fanciulla tra gli undici e e i quattordici anni, con la seguente scritta su un quadrato scorniciato_:                     
   + I.R.q.E.S.
                    C.P.B.A.T.X.M.
  
cioè:      + (H)I(C) R(E)Q(UI)ES(CIT) C(OR)P(US) B(E)AT(AE) X(RISTINAE) M(ARTYRIS) 

                             
                       Qui riposa il corpo della beata Cristina martire

  Circondato da un elegante balaustra cinquecentesca, opera di scuola michelangiolesca, è conservato l'altare del miracolo, un pregevole manufatto dell' VIII secolo sul quale, secondo la tradizione, avvenne il prodigio eucaristico; coperto da un ciborio, con quattro fronti marmoree ad arco con rilievi geometrici, la struttura poggia su quattro antiche colonne corinzie scanalate, di marmo. Fa da paliotto d'altare la pietra basaltica che, secondo la tradizione, sarebbe stata appesa al collo di Cristina e gettata nel lago, recando poi impresse le orme dei suoi piedi. Ad oggi, l’ipogeo costituisce l'ampliamento medievale di una primitiva memoria ad corpus sulla tomba della Martire.
E' il primitivo luogo di culto della Basilica che conserva la tomba della martire, un sarcofago del IV secolo. Le Catacombe, databili ai sec. IV e V d.C., sono costituite da un corridoio dal quale ne partono altri secondari, perpendicolari al suo asse e disposti, due a due, uno di fronte all'altro. Le pareti sono interamente tappezzate di loculi, scavati nella pietra e chiusi da grandi mattoni fissati con calcina.

    Il Culto                   Il sepolcro, posto sulla Via Cassia, fu legato al pellegrinaggio sulla Via Francigena e al sorgere di numerosi luoghi di culto: a Roma sorse un Oratorio vicino la Basilica di
 San Paolo, un altro a Capena e a Parma. 
Fu raffigurata nei mosaici di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna ( VI secolo)con un gruppo di martiri del centro - Italia:
 
Santa Cristina è dopo le Sante Anatolia e Vittoria, martiri di Trebula Mutuesca e di Tora, territorio non lontano da Bolsena, ed è seguita dall'umbra Santa Sabina e dalla
 romana Sant'Eugenia. Raffigurare Cristina in un gruppo di martiri dell'Italia centrale non fu certamente casuale ed è veramente arduo il pensare che solo lei fosse
 un'intrusa della Fenicia. Nel X secolo il culto a Cristina è testimoniato in tutto il mondo cristiano insieme a quello dei martiri più celebri.
 Santa Cristina, divenne Patrona di Palermo nel 1160, proclamata tale dal Vescovo Ugo (  110-1161 ). Prima del Ritrovamento del Corpo di Santa Rosalia, era 
festeggiata sia al 24 luglio che al 7 maggio, anniversario della traslazione ed anche nella Prima Domenica  di Maggio.

A Venezia il culto per Santa Cristina di Bolsena è caduto in oblio, ormai da tempo, ma le testimonianze iconografiche, dalla Basilica
di San Marco alla chiesa di Santa Maria mater Domini, da quella della Madonna dell'orto a San Giovanni in Bragora, ci parlano ancora della martire fanciulla patrona dei mulini e dei mugnai, propiziatrice di fecondità. La Santa è la Compatrona di Gallipoli ( LE ) per il miracolo della cessazione del colera per sua intercessione nel 1867, che coincise con il  triduo di funzioni religiose in suo onore. Anzi la leggenda riporta persino che testimone del miracolo fu un cagnolino: pacificamente accovacciato nella Cappella si vide uscire di corsa allo scoppio dell’epidemia e poi rientrare quando il pericolo era cessato insieme alle fervide preghiere ed alle invocazioni dei fedeli. E non a caso proprio il cagnolino è effigiato ai piedi del simulacro della santa, anche come emblema di sicura fedeltà e protezione della martire per la Città e per i cittadini a lei devoti.
    Le Reliquie















                
 
Verso l'anno 409 per l'invasione dei Goti o nel 568, per quella dei Longobardi, le reliquie della Santa furono trasportate nell'Isola Martana del lago di Bolsena. Nel 1084, cioè quattordici anni prima del furto, Matilde di Canossa, accompagnata dal Papa Gregorio VII, si era recata sull'isola per riportare a Bolsena le reliquie spostate nel primo Medioevo in un luogo che le preservasse più facilmente dalle scorrerie di barbari e Saraceni. Le ossa furono poste sotto l'altare e vi fu collocata una lapide  alta due palmi con la seguente scritta, cioè:  " Quì riposa il corpo di santa cristina vergine  e martire figlia di urbano
della citta' di tyro ".
Due pellegrini diretti in Terrasanta trafugarono le reliquie nel 1098. Passando per Toscanella ve ne lasciarono alcune con la lapide. Giunti a Sepino ( CB ), non riuscirono più a lasciare la Città con il loro carico, che dovettero donare agli abitanti. I sepinesi promisero di onorare la Santa tre volte l'anno: nel giorno del ritrovamento( 6 gennaio), della traslazione( 9 gennaio ) e del martirio ( 24 luglio ). Da Sepino le reliquie furono traslate a Palermo nel 1160, tranne un braccio.

    

 Altre reliquie sono sono conservate in una teca della Basilica dei Santi Giorgio e Cristina dal 1880, quando vennero ritrovate
 nel suo sarcofago, all'interno della grotta-santuario adiacente.
 
 Le Reliquie dell'intero Corpo di Santa Cristina, custodite a Venezia in San Francesco della Vigna, provengono da
 Costantinopoli da cui furono trafugate dai Veneziani nel 1325 e poste su un'isola di 29 ettari, ove nel VII secolo la Famiglia
 Falier costruì una Chiesa ed un Monastero; la chiesa, creata per le monache Benedettine, fu dedicata a San Marco e l'isola
 prese il nome della Santa. Le monache rimasero nell'isola fino al 1340 quando si ritirarono a Murano, portando con loro le
 reliquie. Fu allora ordinato loro di ritornare sull'isola, dove rimasero fino al 1452, quando anche l'ultima monaca , Filippa
 Condulmer, ebbe il permesso di trasferirsi a Torcello. Il corpo della Santa fu portato a Torcello e poi nella Chiesa di San
 Francesco della Vigna a Venezia.

 Altre Reliquie di Martiri omonime sono custodite a Milano nella Chiesa del Redentore, a Toffia in Sabina ( RI ) nella
 Chiesa  di Santa Maria Nuova e a Santa Maria di Monteverginella in Napoli.